L’uomo nero? Alemanno, di anni 13

Quando l’uomo nero non c’è, bisogna inventarselo. Il guaio è che Silvio Berlusconi si è temporaneamente eclissato, e assieme a lui è finito nell’ombra il tambureggiante assalto alle sue conturbanti abitudini private. Urge un succedaneo giornalistico all’altezza o, in subordine, una turba d’infrequentabili che componga il dagherrotipo intorno al quale far risuonare l’allarme democratico.
17 AGO 20
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Quando l’uomo nero non c’è, bisogna inventarselo. Il guaio è che Silvio Berlusconi si è temporaneamente eclissato, e assieme a lui è finito nell’ombra il tambureggiante assalto alle sue conturbanti abitudini private. Urge un succedaneo giornalistico all’altezza o, in subordine, una turba d’infrequentabili che componga il dagherrotipo intorno al quale far risuonare l’allarme democratico. Niente di meglio, perciò, del ritratto di fascisti in un interno. E siccome non basta il console fascio-rock Mario Vattani; visto che non ha poi così inciso nell’immaginario la vicenda del disgraziato assassino-suicida di Firenze (simpatizzava per Casapound); e constatato che i neofascisti di oggi un po’ se li cercano, i guai mediatici, ma non abbastanza, ecco come ha rimediato ieri il Fatto quotidiano: ha disseppellito una vecchia disavventura del figlio di Gianni Alemanno e ci ha costruito su una pastorale squadrista. Alemanno Jr. è un pischello del Blocco studentesco incappato, tre anni fa, da tredicenne e nel ruolo di spettatore, in una scazzottata dentro una villa della Roma bene in compagnia di alcuni amici più grandi e troppo maneschi. A occhio risulta innocente, ed è stato coscienziosamente protetto da sua madre (Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma) nel corso di un tentativo di pacificazione con un malcapitato avversario, anche lui di destra.
Dov’è il dramma?, dove la trama nera? Secondo il Fatto sta nel “Cerchio neofascista del Campidoglio”, cioè nel sottobosco di nomine e amicizie non sufficientemente post fasciste che contornano il sindaco Alemanno. All’ingrosso, la galleria fa un po’ impressione per i precedenti dei diretti interessati (c’è anche il faccendiere Gennaro Mokbel). Al dettaglio, l’unico fascista della famiglia capitolina allargata sembrerebbe l’oggi sedicenne Alemanno Jr. A modo suo è una notizia. Ma può bastare per ricamarci sopra il disegno di un’emergenza novecentesca?
Purtroppo è quel che accade, quasi esistesse uno schema protocollare in base al quale, a ogni cambio di regime, il giornalismo conformista volge le proprie campagne sensazionalistiche alla ricerca dell’uomo nero. Nel transito dalla Prima alla Seconda Repubblica – regnante Giuliano Amato – fiorirono naziskin in ogni scantinato metropolitano. Adesso, èra Monti, è il turno dei fasci ripuliti, ben vestiti o travestiti, perfino in abiti adolescenziali. Meglio ancora se, sotto sotto, li si scopre addomesticati durante il principato berlusconiano. Carne da tabloid, insomma. E infatti il settimanale in edicola del Corriere della Sera ha appena dedicato la sua copertina alla temibile “onda nera” delle destre globali: sono loro i nuovi mostri degli abissi, il vecchio nero che non passa mai di moda.